APPUNTI DI FINE VIAGGIO

(21.12.2022)



Chiedo scusa per la pochezza delle parole e per la mediocrità dei concetti espressi, ma tant’è.
 


  
   L’Uno, Brahman, l’Assoluto, la Coscienza, l’Atman, il Senza Nome o comunque lo si voglia chiamare, decide per chissà quale insindacabile motivo di giocare a mosca cieca con sé stesso, crea quindi un’infinità di scenari -uno di questi è il nostro universo- nei quali dà corso al gioco in tutte le sue altrettanto infinite varianti. Nessuno di questi palcoscenici è reale, compreso Lila il Gioco della Vita che ha l’umanità come protagonista, poiché l’unica realtà esistente è l’Uno.
   Volendo ricorrere a una metafora matematica, si immagini l’Uno come un numero, il numero 1, l’unico esistente, che concepisce e genera da sé stesso un altro numero, il numero 0, somma di tutti gli infiniti numeri reali, facendo propria la logica booleana che attribuisce al numero 1 il valore di Vero [V] e al numero 0 il valore di Falso [F],’Valori di Verità’ che costituiscono la base dell’informatica, ovvero di tutto ciò che attiene alla creazione, elaborazione, memorizzazione e trasmissione dell’informazione.
   Il gioco a cui tutti noi stiamo giocando è quindi digitale, virtuale e olografico, i giocatori nascono, vivono, muoiono ma non esistono realmente, ciò che esiste realmente sono le monadi situate nel campo quantico dell’Assoluto, sono i punti d’osservazione del Tutto e al contempo sono il Tutto stesso, sono parti dell’Uno e l’Uno stesso, sono Coscienza puntuale e Coscienza assoluta, sono i giocatori reali che permeano di soffio vitale i giocatori virtuali.
   Durante il gioco, il giocatore virtuale è in totale simbiosi con quello reale, si potrebbe affermare che sono un’unica entità pensante e agente, una coscienza infinita che sogna di essere una forma finita, un’anima eterna che fa esperienza di sé in un corpo mortale.
   Il giocatore virtuale non sa però di essere tale, ignora quindi di far parte di una simulazione dinamica creata istante per istante [Tempo] in tutte le sue infinite configurazioni [Spazio] dalle interazioni [Energia] che incessantemente si sviluppano tra le monadi.
   La membrana osmotica che separa la realtà reale da quella virtuale, altro non è che lo ‘Specchio’ narrato negli antichi miti, in cui l’Uno vede riflesso sé stesso in un’infinità di parti, ciascuna delle quali è al contempo reale e virtuale, reale nell’assoluto ed eterno campo quantico dell’Uno, virtuale nel sogno e nell’illusione.
   Ma lo Specchio, che ha entrambe le facce riflettenti, può essere utilizzato dall’immagine virtuale dell’Uno per osservare l’Uno reale, ovvero il giocatore finito e mortale può, volendo, estraniarsi dal sogno, volgere lo sguardo verso lo Specchio e vedere riflessa l’immagine del giocatore reale, ovvero l’Uno infinito ed eterno.
   Ma come avviene il riconoscimento del Sognatore da parte dell’ente sognato? Tramite l’attivazione del senso interno della Memoria, che porta l’ente sognato a svegliarsi dal sogno, ad attraversare lo Specchio e a ricongiungersi con l’Uno riflettente ovvero con il Sognatore Sognante, determinando così la fine dell‘illusione.
   Quanti giocatori riusciranno a compiere tale processo di riacquisizione di memoria prima del game over sancito dalla propria morte? Statisticamente si ritiene che solo lo 0,1%, utilizzando quel piccolo margine di libero arbitrio in proprio possesso, si ricongiungerà con la propria monade, con il proprio Sognatore, con la propria Coscienza. Il 99,9% dei giocatori virtuali rimarrà pertanto convinto che il pianeta Terra e l’intero universo esistano veramente e di conseguenza ciascuno di loro sarà certo di esistere in quanto dotato di corpo, mente, sensi, insomma si identificherà totalmente con il protagonista del film senza mai nutrire il sospetto che vi sia un’entità a lui preesistente che esisterà anche dopo il “the end”.
   L’unica realtà reale è quindi la Coscienza che in ciascuna delle sue infinite parti osserva i giocatori virtuali giocare al gioco, mentre lei, e solo lei, gioca a giocare al gioco. Ognuno di noi ha al proprio interno una di queste parti ma il nostro interno è paradossalmente situato fuori dal gioco, nell’inconoscibile campo quantico dell’Uno.
   In tale perfetto organigramma, aleggia una domanda inquietante: il giocatore virtuale potrà usare il libero arbitrio per recidere volontariamente e irreversibilmente la connessione con il giocatore reale, ovvero con l’essenza infinita ed eterna ospitata nel proprio sé? In questo caso, apponendo la firma sull’atto di recessione, negherà e quindi rifiuterà la propria eternità, legando così indissolubilmente sé stesso all’illusione. Quando il suo sogno avrà fine, il giocatore che avrà abiurato la propria essenza, morirà realmente, nessuna delle esperienze vissute verrà salvata e tutto di lui si dissolverà nel nulla.
   La speranza, nemmeno troppo recondita, insita nel gioco ideato dall’Uno, è che i giocatori riescano a togliersi la benda dagli occhi mentre stanno giocando, ovvero che si sveglino dal sogno durante il sogno stesso e non dopo che il sogno è terminato, per toccare così l’albero della conoscenza e ricordare che si tratta di un gioco, e chi gioca realmente non è il giocatore che vive nel sogno e nell’illusione, ma l’Uno che si sta manifestato nel gioco stesso.
   In Lila c’è nascita, morte, dolore, odio, paura, amore, ma queste sono sensazioni ed esperienze provate non dal giocatore virtuale, bensì dal giocatore reale, dalla monade posizionata nel campo quantico eterno e infinito in cui non esiste nulla di tutto ciò e in cui l’unico modo per avere esperienza del duale, del finito, del mortale è che tutto questo avvenga dall’altra parte dello specchio, nella realtà illusoria.
   Ma quando il giocatore virtuale muore senza aver acquisito, malgrado i suoi sforzi, la consapevolezza del proprio stato, cosa succede? Semplicemente la monade a cui lui era connesso, assimilerà le esperienze vissute e continuerà a gestire in simultanea le connessioni con altri giocatori, su chissà quanti altri palcoscenici, non prima però di aver codificato la memoria di quanto ha appena assimilato, depositandola poi in un campo di memorie collettive, quasi fosse un album di fotografie che l’Uno ogni tanto sfoglierà per mantenere intatta la visione di sé quale ente infinito ed eterno.
   In tale album vi sono immagini a colori (eventi saturati) e immagini in bianco e nero (eventi non saturati) ovvero le esperienze vissute dai giocatori virtuali, insieme a quelle non vissute, tutte ugualmente presenti nell’infinito campo delle probabilità. Ciascuna monade, in quanto parte dell’Uno, ha accesso a tale campo e può quindi avere conoscenza del vissuto e del non vissuto di qualunque giocatore virtuale in qualsivoglia tempo, luogo o dimensione si trovi o si sia trovato o si troverà; non è dato però sapere se potrà interagire con tale giocatore ma potrà attivare la connessione, peraltro già esistente in default, con la monade collegata al giocatore stesso, la quale farà da tramite per l’eventuale trasferimento di informazioni (in Lila trattasi di percezioni extrasensoriali, canalizzazioni, contatti con entità, etc.)
   Nell’economia del gioco non serve però che tutti i giocatori giungano a riconnettersi con il proprio sé, a ricordare chi sono veramente e a gridare “Tana libera tutti!”, altrimenti che dire di quei miliardi di esseri viventi che nell’arco dei millenni hanno vissuto e stanno tuttora vivendo senza porsi alcuna domanda sulla ragione e sul significato della propria esistenza? Anche loro sono parte integrante del gioco e forniscono l’energia virtuale necessaria a che la giostra continui a girare, almeno finché lo stridio degli ingranaggi non più oliati, diverrà così insopportabile da richiedere l’ennesimo reset del sistema, con la riproposizione, forse, di un diluvio che si manifesterà in una forma del tutto ignota.
   Ci si potrebbe chiedere... ma la morale e l’etica, il bene e il male, che senso hanno se il gioco, essendo per sua natura duale, deve necessariamente contemplare e ammettere la contemporanea presenza della vittima e del carnefice? Ed è qui che diventa condizione necessaria e sufficiente, compiere quel salto quantico chiamato dalle tradizioni misteriche di ogni tempo ‘Il Salto dell’Eroe’, che consente di giungere fino a quell’orizzonte degli eventi che separa il virtuale dal reale, e ricordare che…

”O Sariputra,
i fenomeni non sono diversi dalla Vacuità,
la Vacuità non è diversa dai fenomeni;
i fenomeni diventano Vacuità,
la Vacuità diventa i fenomeni;
e per la percezione, il pensiero, la volontà e la coscienza
vale la stessa cosa.
O Sariputra,
ogni esistenza ha il carattere della Vacuità:
non c'è né nascita né morte,
non c'è impurità né purezza,
non c'è crescita né declino.
Perciò nella Vacuità non vi sono
né fenomeni, né percezione, né pensiero, né volontà, né coscienza,
né occhi, né orecchi, né naso, né lingua, né corpo, né mente,
né colori, né suoni, né odori, né gusti, né sensazioni tattili, né concetti,
né conoscibile,
né conoscenza,
né ignoranza,
né fine dell'ignoranza,
né degenerazione e morte,
né fine della degenerazione e della morte,
né sofferenza, né causa, né cessazione, né via,
né saggezza,
né profitto,
né non-profitto.”
(Hannya Shingyo - Sutra del Cuore)

   Non ci rimane quindi che sorridere e non dimenticare che in un tempo lontano ci avevano sussurrato: “Ricordare chi siete non è cosa affatto facile, bensì cosa assai semplice.”




   Nota a piè di pagina.

   Immaginiamo che la teoria sopra esposta abbia un fondamento di verità e supponiamo che nello stesso istante muoiano:
- un fervente cattolico, convinto di trovare il paradiso e l'inferno commisurati ai propri meriti
- un terrorista jihadista, convinto di trovare 72 vergini ad attenderlo
- un ateo incallito, convinto di trovare nulla, assolutamente nulla.
   Cosa succede a loro tre? Non è possibile che a ciascuno venga riservato un trattamento personalizzato basato sulle proprie credenze, visto che il dopo, sempre che ci sia, è un unicum assoluto, non certo relativo. Ciò che si può presumere è che quando il protagonista pronuncia l’ultima battuta concludendo le riprese del film, la sua coscienza/monade/daimon, ovvero l’attore, esca dagli studios e torni a essere chi è sempre stato, consapevole che le scene girate nel teatro di posa erano un’illusione di realtà, non la realtà.
    Quindi il cattolico, il jihadista, l'ateo, dopo morti, scomparirebbero istantaneamente, anzi si può affermare che non siano mai esistiti, ma che esista solo più il ricordo, la memoria del film che hanno interpretato, registrata dalla loro coscienza/monade, ovvero dall'Uno che la custodirà nella sua memoria quantistica/reale.
   Anche ciò che si dice, che dopo la morte si assista alla visione dello scorrere della propria vita, ha un innegabile fondamento di verità: è il riavvolgere la pellicola su cui sono state impresse tutte le esperienze vissute, prima che la bobina sia depositata nell'archivio dell'Uno, senza che in merito venga espresso alcun giudizio etico o morale, poiché l’etica e la morale sono nozioni che hanno valore nel contesto del film ma che non esistono al di fuori degli studios, ovvero nella realtà reale. 
   Tali ipotesi metterebbero d'accordo tutti, senza distinzione di cultura, razza, ideologia, fede, tantomeno di ruolo ricoperto, e quindi senza che, dopo, vi siano premi, ricompense, castighi, punizioni, dal momento che in un film esistono protagonisti crudeli ma non attori crudeli che stanno solo fingendo di essere crudeli, o per meglio dire, stanno sognando di essere crudeli. Gli attori esistono. punto. I protagonisti esistono solo nel film ma il film non è reale, quindi i protagonisti non esistono. punto. Esiste solo l'Uno che come Shiva si addormenta proiettando dal suo ipotetico terzo occhio sul velo dell'illusione il film in cui sogna di nascere, vivere e morire, per poi svegliarsi e ricordare di non essere mai nato né mai morto, di essere eterno e di essere sempre esistito.
   Ma cosa succederà al giocatore che sul palcoscenico riuscisse a togliersi la benda e a specchiarsi nell’Uno? Potrà scegliere se fondersi con l’Assoluto diventando lui stesso una monade o ricoprire un nuovo ruolo in un gioco ancora più complesso e probabilmente più etereo di Lila, oppure… Auguro a chi ha avuto la pazienza e la gentilezza di leggere questo scritto, di poter scegliere per sé la migliore tra le configurazioni che gli verranno proposte dopo aver concluso felicemente e con successo il suo Viaggio in questo nostro spettacolare mondo delle forme.