L’Uno, Brahman, l’Assoluto, la Coscienza, l’Atman, il Senza Nome
o comunque lo si voglia chiamare, decide per chissà quale
insindacabile motivo di giocare a mosca cieca con sé stesso, crea
quindi un’infinità di scenari -uno di questi è il nostro universo-
nei quali dà corso al gioco in tutte le sue altrettanto infinite
varianti. Nessuno di questi palcoscenici è reale, compreso Lila il
Gioco della Vita che ha l’umanità come protagonista, poiché l’unica
realtà esistente è l’Uno.
Volendo ricorrere a una metafora matematica, si immagini l’Uno
come un numero, il numero 1, l’unico esistente, che concepisce e
genera da sé stesso un altro numero, il numero 0, somma di tutti gli
infiniti numeri reali, facendo propria la logica booleana che
attribuisce al numero 1 il valore di Vero [V] e al numero 0 il
valore di Falso [F],’Valori di Verità’ che costituiscono la base
dell’informatica, ovvero di tutto ciò che attiene alla creazione,
elaborazione, memorizzazione e trasmissione dell’informazione.
Il gioco a cui tutti noi stiamo giocando è quindi digitale,
virtuale e olografico, i giocatori nascono, vivono, muoiono ma non
esistono realmente, ciò che esiste realmente sono le monadi situate
nel campo quantico dell’Assoluto, sono i punti d’osservazione del
Tutto e al contempo sono il Tutto stesso, sono parti dell’Uno e
l’Uno stesso, sono Coscienza puntuale e Coscienza assoluta, sono i
giocatori reali che permeano di soffio vitale i giocatori virtuali.
Durante il gioco, il giocatore virtuale è in totale simbiosi con
quello reale, si potrebbe affermare che sono un’unica entità
pensante e agente, una coscienza infinita che sogna di essere una
forma finita, un’anima eterna che fa esperienza di sé in un corpo
mortale.
Il giocatore virtuale non sa però di essere tale, ignora quindi
di far parte di una simulazione dinamica creata istante per istante
[Tempo] in tutte le sue infinite configurazioni [Spazio] dalle
interazioni [Energia] che incessantemente si sviluppano tra le
monadi.
La membrana osmotica che separa la realtà reale da quella
virtuale, altro non è che lo ‘Specchio’ narrato negli antichi miti,
in cui l’Uno vede riflesso sé stesso in un’infinità di parti,
ciascuna delle quali è al contempo reale e virtuale, reale
nell’assoluto ed eterno campo quantico dell’Uno, virtuale nel sogno
e nell’illusione.
Ma lo Specchio, che ha entrambe le facce riflettenti, può essere
utilizzato dall’immagine virtuale dell’Uno per osservare l’Uno
reale, ovvero il giocatore finito e mortale può, volendo,
estraniarsi dal sogno, volgere lo sguardo verso lo Specchio e vedere
riflessa l’immagine del giocatore reale, ovvero l’Uno infinito ed
eterno.
Ma come avviene il riconoscimento del Sognatore da parte
dell’ente sognato? Tramite l’attivazione del senso interno della
Memoria, che porta l’ente sognato a svegliarsi dal sogno, ad
attraversare lo Specchio e a ricongiungersi con l’Uno riflettente
ovvero con il Sognatore Sognante, determinando così la fine
dell‘illusione.
Quanti giocatori riusciranno a compiere tale processo di
riacquisizione di memoria prima del game over sancito dalla propria
morte? Statisticamente si ritiene che solo lo 0,1%, utilizzando quel
piccolo margine di libero arbitrio in proprio possesso, si
ricongiungerà con la propria monade, con il proprio Sognatore, con
la propria Coscienza. Il 99,9% dei giocatori virtuali rimarrà
pertanto convinto che il pianeta Terra e l’intero universo esistano
veramente e di conseguenza ciascuno di loro sarà certo di esistere
in quanto dotato di corpo, mente, sensi, insomma si identificherà
totalmente con il protagonista del film senza mai nutrire il
sospetto che vi sia un’entità a lui preesistente che esisterà anche
dopo il “the end”.
L’unica realtà reale è quindi la Coscienza che in ciascuna delle
sue infinite parti osserva i giocatori virtuali giocare al gioco,
mentre lei, e solo lei, gioca a giocare al gioco. Ognuno di noi ha
al proprio interno una di queste parti ma il nostro interno è
paradossalmente situato fuori dal gioco, nell’inconoscibile campo
quantico dell’Uno.
In tale perfetto organigramma, aleggia una domanda inquietante:
il giocatore virtuale potrà usare il libero arbitrio per recidere
volontariamente e irreversibilmente la connessione con il giocatore
reale, ovvero con l’essenza infinita ed eterna ospitata nel proprio
sé? In questo caso, apponendo la firma sull’atto di recessione,
negherà e quindi rifiuterà la propria eternità, legando così
indissolubilmente sé stesso all’illusione. Quando il suo sogno avrà
fine, il giocatore che avrà abiurato la propria essenza, morirà
realmente, nessuna delle esperienze vissute verrà salvata e tutto di
lui si dissolverà nel nulla.
La speranza, nemmeno troppo recondita, insita nel gioco ideato
dall’Uno, è che i giocatori riescano a togliersi la benda dagli
occhi mentre stanno giocando, ovvero che si sveglino dal sogno
durante il sogno stesso e non dopo che il sogno è terminato, per
toccare così l’albero della conoscenza e ricordare che si tratta di
un gioco, e chi gioca realmente non è il giocatore che vive nel
sogno e nell’illusione, ma l’Uno che si sta manifestato nel gioco
stesso.
In Lila c’è nascita, morte, dolore, odio, paura, amore, ma queste
sono sensazioni ed esperienze provate non dal giocatore virtuale,
bensì dal giocatore reale, dalla monade posizionata nel campo
quantico eterno e infinito in cui non esiste nulla di tutto ciò e in
cui l’unico modo per avere esperienza del duale, del finito, del
mortale è che tutto questo avvenga dall’altra parte dello specchio,
nella realtà illusoria.
Ma quando il giocatore virtuale muore senza aver acquisito,
malgrado i suoi sforzi, la consapevolezza del proprio stato, cosa
succede? Semplicemente la monade a cui lui era connesso, assimilerà
le esperienze vissute e continuerà a gestire in simultanea le
connessioni con altri giocatori, su chissà quanti altri
palcoscenici, non prima però di aver codificato la memoria di quanto
ha appena assimilato, depositandola poi in un campo di memorie
collettive, quasi fosse un album di fotografie che l’Uno ogni tanto
sfoglierà per mantenere intatta la visione di sé quale ente infinito
ed eterno.
In tale album vi sono immagini a colori (eventi saturati) e
immagini in bianco e nero (eventi non saturati) ovvero le esperienze
vissute dai giocatori virtuali, insieme a quelle non vissute, tutte
ugualmente presenti nell’infinito campo delle probabilità. Ciascuna
monade, in quanto parte dell’Uno, ha accesso a tale campo e può
quindi avere conoscenza del vissuto e del non vissuto di qualunque
giocatore virtuale in qualsivoglia tempo, luogo o dimensione si
trovi o si sia trovato o si troverà; non è dato però sapere se potrà
interagire con tale giocatore ma potrà attivare la connessione,
peraltro già esistente in default, con la monade collegata al
giocatore stesso, la quale farà da tramite per l’eventuale
trasferimento di informazioni (in Lila trattasi di percezioni
extrasensoriali, canalizzazioni, contatti con entità, etc.)
Nell’economia del gioco non serve però che tutti i giocatori
giungano a riconnettersi con il proprio sé, a ricordare chi sono
veramente e a gridare “Tana libera tutti!”, altrimenti che dire di
quei miliardi di esseri viventi che nell’arco dei millenni hanno
vissuto e stanno tuttora vivendo senza porsi alcuna domanda sulla
ragione e sul significato della propria esistenza? Anche loro sono
parte integrante del gioco e forniscono l’energia virtuale
necessaria a che la giostra continui a girare, almeno finché lo
stridio degli ingranaggi non più oliati, diverrà così insopportabile
da richiedere l’ennesimo reset del sistema, con la riproposizione,
forse, di un diluvio che si manifesterà in una forma del tutto
ignota.
Ci si potrebbe chiedere... ma la morale e l’etica, il bene e il
male, che senso hanno se il gioco, essendo per sua natura duale,
deve necessariamente contemplare e ammettere la contemporanea
presenza della vittima e del carnefice? Ed è qui che diventa
condizione necessaria e sufficiente, compiere quel salto quantico
chiamato dalle tradizioni misteriche di ogni tempo ‘Il Salto
dell’Eroe’, che consente di giungere fino a quell’orizzonte degli
eventi che separa il virtuale dal reale, e ricordare che…
”O Sariputra,
i fenomeni non sono diversi dalla Vacuità,
la Vacuità non è diversa dai fenomeni;
i fenomeni diventano Vacuità,
la Vacuità diventa i fenomeni;
e per la percezione, il pensiero, la volontà e la coscienza
vale la stessa cosa.
O Sariputra,
ogni esistenza ha il carattere della Vacuità:
non c'è né nascita né morte,
non c'è impurità né purezza,
non c'è crescita né declino.
Perciò nella Vacuità non vi sono
né fenomeni, né percezione, né pensiero, né volontà, né coscienza,
né occhi, né orecchi, né naso, né lingua, né corpo, né mente,
né colori, né suoni, né odori, né gusti, né sensazioni tattili, né
concetti,
né conoscibile,
né conoscenza,
né ignoranza,
né fine dell'ignoranza,
né degenerazione e morte,
né fine della degenerazione e della morte,
né sofferenza, né causa, né cessazione, né via,
né saggezza,
né profitto,
né non-profitto.”
(Hannya Shingyo - Sutra del Cuore)
Non ci rimane quindi che sorridere e non dimenticare che in un
tempo lontano ci avevano sussurrato: “Ricordare chi siete non è cosa
affatto facile, bensì cosa assai semplice.”
Nota a piè di pagina.
Immaginiamo che la teoria sopra esposta abbia un fondamento di
verità e supponiamo che nello stesso istante muoiano:
- un fervente cattolico, convinto di trovare il paradiso e l'inferno
commisurati ai propri meriti
- un terrorista jihadista, convinto di trovare 72 vergini ad
attenderlo
- un ateo incallito, convinto di trovare nulla, assolutamente nulla.
Cosa succede a loro tre? Non è possibile che a ciascuno venga
riservato un trattamento personalizzato basato sulle proprie
credenze, visto che il dopo, sempre che ci sia, è un unicum
assoluto, non certo relativo. Ciò che si può presumere è che quando
il protagonista pronuncia l’ultima battuta concludendo le riprese
del film, la sua coscienza/monade/daimon, ovvero l’attore, esca
dagli studios e torni a essere chi è sempre stato, consapevole che
le scene girate nel teatro di posa erano un’illusione di realtà, non
la realtà.
Quindi il cattolico, il jihadista, l'ateo, dopo morti,
scomparirebbero istantaneamente, anzi si può affermare che non siano
mai esistiti, ma che esista solo più il ricordo, la memoria del film
che hanno interpretato, registrata dalla loro coscienza/monade,
ovvero dall'Uno che la custodirà nella sua memoria
quantistica/reale.
Anche ciò che si dice, che dopo la morte si assista alla visione
dello scorrere della propria vita, ha un innegabile fondamento di
verità: è il riavvolgere la pellicola su cui sono state impresse
tutte le esperienze vissute, prima che la bobina sia depositata
nell'archivio dell'Uno, senza che in merito venga espresso alcun
giudizio etico o morale, poiché l’etica e la morale sono nozioni che
hanno valore nel contesto del film ma che non esistono al di fuori
degli studios, ovvero nella realtà reale.
Tali ipotesi metterebbero d'accordo tutti, senza distinzione di
cultura, razza, ideologia, fede, tantomeno di ruolo ricoperto, e
quindi senza che, dopo, vi siano premi, ricompense, castighi,
punizioni, dal momento che in un film esistono protagonisti crudeli
ma non attori crudeli che stanno solo fingendo di essere crudeli, o
per meglio dire, stanno sognando di essere crudeli. Gli attori
esistono. punto. I protagonisti esistono solo nel film ma il film
non è reale, quindi i protagonisti non esistono. punto. Esiste solo
l'Uno che come Shiva si addormenta proiettando dal suo ipotetico
terzo occhio sul velo dell'illusione il film in cui sogna di
nascere, vivere e morire, per poi svegliarsi e ricordare di non
essere mai nato né mai morto, di essere eterno e di essere sempre
esistito.
Ma cosa succederà al giocatore che sul palcoscenico riuscisse a
togliersi la benda e a specchiarsi nell’Uno? Potrà scegliere se
fondersi con l’Assoluto diventando lui stesso una monade o ricoprire
un nuovo ruolo in un gioco ancora più complesso e probabilmente più
etereo di Lila, oppure… Auguro a chi ha avuto la pazienza e la
gentilezza di leggere questo scritto, di poter scegliere per sé la
migliore tra le configurazioni che gli verranno proposte dopo aver
concluso felicemente e con successo il suo Viaggio in questo nostro
spettacolare mondo delle forme.