La
Tigre e il Criceto
In una giungla, la cui vastità andava ben oltre i confini stessi dell’orizzonte, viveva una Tigre: nulla le mancava, nulla le era di troppo. Sapeva di essere la sovrana indiscussa del territorio ma non era certa della propria esistenza non essendoci altre tigri né qualcuno o qualcosa che dissipasse il suo dubbio.
Concepì
allora un evento la cui attuazione avrebbe dovuto fornirle
un'inconfutabile risposta alla domanda: "Io esisto realmente?" Con un
ruggito generò un Creatore e a lui assegnò il compito di dare forma
all'Opera, affidandogli un progetto in cui era specificato in ogni
minimo dettaglio tutto ciò che doveva essere realizzato. Quindi si
ritirò nel profondo della giungla, ordinando di non essere disturbata
fino alla conclusione del lavoro.
Il Creatore,
consultato il capitolato d'appalto, si rese subito conto della
straordinaria complessità e perfezione che lo permeava ma nello stesso
tempo ebbe la certezza che egli stesso sarebbe stato riconosciuto,
onorato e venerato come l’unico e il solo Creatore e nulla si sarebbe
scorto al di sopra di lui. Volendo per così dire mantenere pulite le
proprie mani, diede mandato a due sue creature, il Costruttore e il
Distruttore, di realizzare fattivamente l'opera, consentendo a entrambi
di subappaltare una serie di lavori a una pletora di creatori intermedi
che avrebbero costituito quel multilevel al cui vertice lui si sarebbe
assiso. Così fece: vennero addensati universi, sistemi, dimensioni, con
leggi e matrici così diverse tra di loro da costituire quell’enorme
serbatoio di possibilità descritto nel progetto. Quindi chiamò la Tigre,
invitandola a prendere visione dell’Opera appena conclusa.
La Tigre uscì
dal fitto della giungla, guardò e analizzò il tutto con estrema cura e
attenzione, fece i complimenti al Creatore per il lavoro svolto e disse:
“Ora la gabbia per il Criceto è pronta!” All’udire tali parole, il
Creatore pensò che la Tigre fosse uscita di senno ma per convenienza non
replicò. La Tigre continuò: “Apri con il tuo dito indice quello
sportellino a molla nascosto da uno specchio, lì sulla parete, in modo
che io possa entrare nella gabbia e diventare un Criceto senza memoria,
poi lascia che lo sportellino si chiuda con un colpo secco e che lo
specchio si rompa: il Gioco potrà così avere inizio.”
Il Creatore
non poteva sperare in nulla di meglio per sé e pensò: “Questa tigre è
davvero stupida: come potrà ricordare, mentre nella gabbia farà girare
con le sue zampette di criceto la ruota posizionata all'interno, di
essere in realtà una tigre e di aver creato me e anche la gabbia? Farò
di tutto per mantenere il criceto nella più assolta inconsapevolezza di
sé, e la ruota sarà la fonte della mia immortalità grazie alla quale
vivrò per sempre.”
Ciò che il
Creatore non sospettava, né avrebbe mai potuto sospettare è che la Tigre
aveva nascosto tra i suoi polpastrelli una scintilla, un codice di
memoria, un sassolino di Pollicino, un filo d’Arianna che avrebbe
permesso al Criceto, stancatosi per chissà quale motivo di correre nella
ruota, di scendere a terra -scendere e non salire- e di accorgersi che
sotto le sue zampette c’era qualcosa che fino ad allora non sapeva o non
ricordava di avere. Avrebbe poi raggiunto con non poca fatica lo
sportello e aprendolo, spingendo dal di dentro, avrebbe permesso allo
specchio di ricomporsi e sarebbe uscito dalla gabbia non più come
Criceto ma come Tigre, certificando così la propria esistenza al di là
di ogni ragionevole dubbio.
Non sarà
difficile intuire la sorte riservata dalla Tigre al Creatore e a tutti
coloro che in varia misura e a vario titolo si erano nutriti
dell’immortalità ceduta a ogni giro di ruota dal Criceto sotto forma di
consapevolezza di sé, poiché sostanziale è la differenza tra immortalità
ed eternità, differenza che il Creatore ignorava, essendo lui stato
creato da Noi, Noi la Tigre, Noi il Criceto.