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I muri

compassionevoli

sorreggevano la mia ombra

 

e io

dimentico di me

camminavo rasentando gli intonaci

 

inesorabilmente

cadevo nei portoni spalancati alla luce

fauci che inghiottivano fameliche i rimasugli del mio equilibrio

 

mani, ginocchia, gomiti

lacerati dal selciato ricoperto di porfido

preludevano alle torture che mi avrebbe inferto una dittatura cieca e spietata.

 

 

Allora

come ora

desaparecido.